Come cambiano i contratti dei dipendenti pubblici?

È stato firmato, dopo una riunione durata quattro ore, l’accordo fra i sindacati e l’ARAN, Agenzia Rappresentanza Negoziale Pubbliche Amministrazioni, l’ente che rappresenta la PA come datore di lavoro, sulla riduzione dei comparti in cui sono suddivisi i dipendenti pubblici. Da undici si passa a quattro, cui si aggiunge la Presidenza del Consiglio che con i suoi 1.900 dipendenti e 300 dirigenti continuerà ad essere un blocco a se stante, diviso dagli altri.

Un’intesa attesa da sette anni che attua il Decreto Legislativo 150/2009 di riforma della PA, ma che soprattutto si configura come una base solida sulla quale fondare il rinnovo dei contratti di circa 3 milioni di dipendenti pubblici, dopo anni di stop terminato con la sentenza n.178 della Corte Costituzionale c he nel luglio del 2015 ha  dichiarato illegittimo il regime di sospensione della contrattazione collettiva, derivante da una serie di misure varate negli anni: la “Manovra correttiva 2011” il DPR n. 122/2013 e le Leggi di stabilità per il 2014 e il 2015.

A questo punto i sindacati avranno a disposizione un mese di tempo per le alleanze. Poi saranno chiamati a confrontarsi con il ministro Marianna Madia e a presentare le loro richieste relative ai contratti e al testo unico del pubblico impiego, che dovrebbe arrivare nell’ambito della seconda parte della riforma della PA attesa per l’estate.

Contratti: cosa prevede l’accordo

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